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Punto & Contropunto

Punto & Contropunto

Chicco Testa Presidente di Assoelettrica e Rosa Filippini Presidente di Amici della Terra

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Punto & Contropunto è mediata da una tradizione anglosassone. In molte riviste, ma anche in testi divulgativi, si mettono a confronto sullo stesso argomento le opinioni di personalità provenienti da approcci empirici e culturali differenti. Anche la nostra rivista intende proporre questa modalità

Chicco Testa
Presidente
di Assoelettrica
Chicco Testa Rosa Filippini Rosa Filippini
Presidente
di Amici della Terra

1. Ritenete che esista una sufficiente consapevolezza sia sul tema che sui termini: efficienza, risparmio e uso razionale dell’energia?

T: No, purtroppo no. Ma non nel senso che i consumatori finali, siano essi imprese o singole persone o famiglie o istituzioni locali, non sappiano che è opportuno e conveniente risparmiare energia, piuttosto nel senso che hanno idee spesso completamente fuorviate di come si possano conseguire i risultati attesi. Anzitutto c’è una terribile confusione sui termini: risparmio vuol dire consumare meno e in qualche caso spendere meno; efficienza vuol dire fare le stesse cose usando meno energia primaria; uso razionale vuol dire scegliere la fonte e la tecnologia migliore per ottenere un certo risultato. In genere si ha in mente solo il concetto di risparmio e non ci si rende conto che l’uso razionale è la strada dell’avvenire e uso razionale significa elettrificazione dei consumi finali, a livello domestico, a livello dei trasporti collettivi ed individuali. L’elettricità è oggi il vettore energetico più efficiente, meno costoso, più razionale. Ed è il solo che può permettere di ridurre le emissioni climalteranti senza tornare al medio evo.

F: Tutti e tre questi termini godono di una immagine positiva presso la pubblica opinione ma in modo indistinto e per niente consapevole. Che l’efficienza energetica caratterizzi l’industria italiana fin dalla prima crisi petrolifera del 1973, che l’Italia mantenga una serie di primati mondiali in tema di efficienza, dalla produzione di elettricità al parco auto circolante, che il nostro sia il primo paese al mondo per lo sviluppo della cogenerazione, sono dati che ancora lasciano stupefatta la gran parte degli interlocutori, anche quelli che per mestiere o per interesse, come i giornalisti o i politici, dovrebbero esserne a conoscenza. Ciò costituisce un problema perché è chiaro che non si può sviluppare una capacità che non si sa di possedere e non si può mantenere a lungo un primato che non si sa di aver conquistato. Soprattutto, il nostro paese non riesce a ”mettere a sistema” le proprie esperienze e capacità per assumere un ruolo guida a livello europeo su questi temi. Così finiamo per “subire “ obiettivi imposti da altri sulla base dei propri tornaconti.

2. Quanto possono contribuire i meccanismi di incentivazione per l’efficienza energetica al processo di decarbonizzazione imposta dall’ UE al 2030 e al 2050?

T: Sicuramente i sistemi di incentivazione hanno ed avranno un ruolo importante, siano essi gli sgravi fiscali per le famiglie che isolano termicamente gli edifici e si dotano di tecnologie più efficienti, come le pompe di calore, siano i titoli di efficienza energetica riservati alle imprese. Ma, come sempre, bisogna prevenire e reprimere le storture: è possibile che pretendano i TEE anche quelli che asfaltano una strada in base al principio che così le auto consumano meno? Oppure che li pretenda e li ottenga qualsiasi impresa che modifica il proprio ciclo produttivo ottimizzandolo con le migliori tecnologie le quali, ovviamente, richiedono meno energia? Se si segue questa strada si sprecano soldi inutilmente, come è in parte accaduto con il fotovoltaico, e non si conseguiranno mai gli obiettivi europei. E comunque, qualora li si realizzi, lo si farà al costo maggiore invece che a quello minore.

F: L’efficienza energetica incide sui consumi di energia mantenendo le prestazioni e il livello di benessere. Accresce la competitività dei sistemi, favorisce lo sviluppo dell’innovazione tecnologica dei processi e dei prodotti. Facilita il raggiungimento di obiettivi di consumo di fonti rinnovabili che sono espressi in forma percentuale sul totale dei consumi. È una condizione per il disaccoppiamento fra sviluppo economico e consumo di risorse, premessa indispensabile per uno sviluppo sostenibile. Se occorre accelerare il processo di decarbonizzazione e se, per questo, occorre prevedere degli incentivi, i primi incentivi a cui pensare devono essere quelli per l’efficienza. Tutto ciò è già affermato a chiare lettere nella Strategia Energetica Nazionale del 2012 a cui però non è stato dato seguito: nel 2015, oltre 13 miliardi di euro sono stati destinati ad impianti già realizzati di fonti rinnovabili elettriche (il salasso sulle bollette elettriche durerà almeno altri 20 anni) mentre appena 500 milioni sono stati spesi per i Certificati Bianchi, il meccanismo che finanzia l’efficienza energetica con il miglior rapporto costi benefici.

3. Ritenete che l’industria italiana sia preparata ad affrontare e a rispondere ai temi relativi all’efficienza, risparmio e uso razionale dell’energia?

T.: L’industria italiana è già pronta a rispondere a queste sfide da decenni. Quando si ha l’energia elettrica ed il gas più caro d’Europa per anni ed anni, è chiaro che qualsiasi imprenditore o si ingegna a risparmiare o delocalizza o rinuncia. Il problema è che per risparmiare, per efficientare, per razionalizzare gli usi energetici servono investimenti. E quindi un sistema creditizio che sia disponibile a scommettere anche sulla piccola e la media impresa, che sono il 90 per cento dell’industria italiana. Occorre, insomma, che quel misto di coraggio e di pazzia che anima tanti imprenditori italiani di successo, contagi anche le banche e i servizi finanziari, altrimenti la grande rivoluzione verso un sistema industriale leggero, poco energivoro, che dia tanto valore aggiunto e tanto lavoro, sarà sempre molto, troppo difficile da seguire.

F.: Se si discute di efficienza a livello di politiche pubbliche, lo si deve all’industria che, spontaneamente, ha già fatto molto. Per fare di più occorrono politiche coerenti. Invece, non solo il settore dell’efficienza è mantenuto ad un livello residuale di incentivazione, ma accade anche che gli imprenditori che si sono affidati al meccanismo dei Certificati Bianchi per sostenere il rischio di investimenti in innovazione tecnologica, siano “puniti” con provvedimenti retroattivi dal GSE che, evidentemente, ha ricevuto dal MiSE l’ordine di stringere i cordoni della borsa proprio sull’efficienza. Mentre per le rinnovabili elettriche si prevedono nuove aste e nuovi registri, come se gli attuali 13 miliardi annui fossero pochi …

4. Quale organismo ritenete più idoneo a gestire il processo relativo all’efficienza, risparmio e uso razionale dell’energia?

T.: Su questo credo che le cose siano chiare: vogliamo creare un nuovo ente-carrozzone ad hoc? Vogliamo mettere tutto nelle mani delle Regioni, che così non si fa nulla e si spende un patrimonio? C’è l’ENEA, che questo lavoro lo fa da sempre. Che continui a farlo. Semmai serve che l’ENEA diventi più leggera, meno burocratizzata, più agile e capace così di rispondere alle sfide che ci attendono. Direi che serve non l’ennesima riforma dell’ENEA, ma una svolta gestionale capace di imprimergli un vigore manageriale. L’ENEA deve comportarsi come se stesse su un libero mercato, non come il vecchio ente pubblico che esegue, magari controvoglia, gli ordini che giungono dalla politica. Ci riuscirà? Ho la massima stima del mio omonimo Federico Testa e di Tullio Fanelli. Sono gli uomini giusti. Speriamo che il resto dell’ENEA li sappia seguire.

F.: Vorrei che ognuno facesse la sua parte, come previsto dalla legislazione vigente. Credo anche che sarebbe necessario un organismo di coordinamento fra le istituzioni che gestiscono i diversi aspetti del meccanismo per interpretare la normativa nel modo più condiviso e utile alla piena funzionalità dello strumento.

Su quali fonti energetiche è opportuno puntare per realizzare un programma di efficienza, risparmio e uso razionale dell’energia?

T.: Implicitamente, ho girà risposto: il vettore elettrico. Non esiste una fonte migliore dell’altra, non c’è una tecnologia migliore ed una peggiore. Non dobbiamo fare l’errore francese del tutto nucleare e non dobbiamo perpetuare l’errore italiano del no a tutto e viva le rinnovabili discontinue. Serve un mix intelligente di fonti primarie, con il giusto e necessario equilibrio, che non è dato una volta per tutte, ma che muta nel tempo, in funzione dell’evoluzione dei mercati e delle opportunità che vi si generano. Questo per quanto riguarda le fonti primarie. Poi c’è l’uso dell’energia ed in questo ambito l’elettricità è il vettore più sicuro, sia sotto il profilo accidentale sia sotto quello della continuità di approvvigionamento, è il più facile da distribuire, è il più capace di adeguarsi ai cambiamenti, è il solo nel quale le fonti rinnovabili possono giungere a dare un contributo fino al 50 per cento, è il più pulito. Soprattutto: è di gran lunga il più efficiente.

F.: Su tutte, per rispondere ad ogni esigenza nella maniera più appropriata. Nella nostra visione, come Amici della Terra, abbiamo escluso solo l’energia nucleare a causa degli alti costi che comporterebbe un sistema nazionale di controllo e sicurezza dell’intero ciclo nucleare, che sarebbe necessario mettere in opera anche per un solo impianto. Ma non abbiamo preclusioni di tipo ideologico. Pensiamo che ogni tecnologia, rinnovabile o fossile che sia, comporti un impatto sull’ambiente. Che ogni fonte debba essere presa in esame in relazione all’uso, alle caratteristiche, al contesto. Ai costi che il suo uso comporta, ai benefici che è in grado di portare, alla compatibilità con il territorio che deve ospitarne l’impianto e le infrastrutture. Una cosa è certa: non è bene risparmiare sulle consultazioni, sull’informazione, sul coinvolgimento dei cittadini. La consapevolezza è condizione indispensabile per comportamenti di responsabilità collettiva.

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