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Intervista

Intervista

a cura di Cristina Corazza

a Carlo Hausmann, Assessore Agricoltura, Caccia e Pesca della Regione Lazio

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Luglio - Settembre 2016

Assessore Hausmann, lei è dottore in Scienze Agrarie, esperto di sviluppo rurale e vanta una lunga esperienza professionale anche sul fronte della ricerca, della formazione e delle tecnologie innovative.   Partendo da questa consolidata competenza nel settore agricolo e agroalimentare, quali sono a suo giudizio le strategie e gli interventi prioritari per rafforzare il trasferimento tecnologico al sistema agro-alimentare del Lazio, ovvero per portare sempre più la ricerca “dai laboratori ai campi”, facilitando l’incontro tra domanda e offerta di innovazione?

Uno dei principali strumenti è il Programma di Sviluppo Rurale (PSR). Nel PSR del Lazio 2014/2020 la sensibilizzazione delle imprese a utilizzare l’innovazione ai fini del miglioramento della sostenibilità è legata sia all’attuazione del partenariato europeo per l’innovazione, misura specifica che prevede programmi di ricerca applicata all’intero settore agroalimentare, sia all’invito alle stesse imprese ad utilizzare il catalogo dell’innovazione. Quest’ultimo rappresenta una novità e riunisce tutto quello che è stato realizzato nella vecchia misura 124 del precedente PSR, ed è uno strumento utile alle aziende per proporre nuove attività e ottenere un punteggio molto importante all’interno dei criteri di selezione previsti dalle misure del nuovo PSR.
Per quanto riguarda invece il Partenariato Europeo per l’Innovazione, il cosiddetto PEI, qui la connessione tra innovazione e azienda agricola è stabilita come regola. Infatti, attraverso, la creazione dei cosiddetti gruppi operativi, per tutta la durata del progetto si creano delle integrazioni tra le aziende utilizzatrici e i soggetti fornitori delle innovazioni, quali enti e istituti di ricerca.

Come dare concretezza alla sfida per il Lazio ma non solo, di una sempre maggiore sinergia tra sviluppo economico e tutela ambientale in campo agricolo anche sotto il profilo della gestione sostenibile delle imprese?

Ci sono due piani differenti. Il primo è quello di privilegiare investimenti che coniugano economia e ambiente, il secondo invece è un piano di regolazione, vale a dire un piano in cui è necessario intervenire sulle regole del gioco per limitare al massimo l’incidenza di attività economiche impattanti, favorendo attività sostenibili.
La Regione Lazio ha già fatto alcune azioni importanti sotto il primo aspetto, in particolare con le politiche di sviluppo delle Aree protette, Parchi, Siti di Importanza Comunitaria e altre aree di interesse naturale. Qui l’agricoltura è stata orientata secondo modelli di gestione naturali e accompagnata al mercato attraverso l’azione efficace del marchio Natura in Campo applicato alle produzioni dei parchi. È certamente stata un’esperienza positiva che ha contribuito alla crescita del mercato dei prodotti naturali e sostenibili; tuttavia questo non basta per garantire al sistema produttivo il godimento di forti benefici. Per questa ragione è bene pensare a veri e propri modelli di sviluppo locali, ad esempio delle reti d’impresa o addirittura dei distretti di prodotti biologici e sostenibili, che possano consentire ai sistemi locali di raggiungere delle dimensioni capaci di fare mercato e di ottenere delle politiche di prezzo ad hoc. Questo può avvenire, soprattutto, attraverso il partenariato con le tante organizzazioni commerciali che si occupano di prodotti naturali e sostenibili che stanno crescendo molto nel Lazio, in particolare nel mercato di Roma. Lo sviluppo di questi distretti, o comunque di comunità di imprese che si riuniscono attorno a progetti sostenibili, è supportata dal Programma di Sviluppo Rurale attraverso varie misure, in particolare quelle riguardanti i progetti di filiera, e quelle orientate a progetti più evoluti, come ad esempio quelle a sostegno delle organizzazioni dei produttori del settore ortofrutticolo.

Quale può essere il ruolo dei consumatori su questo fronte?

Oltre all’organizzazione della filiera produttiva, non bisogna dimenticare il grande ruolo che possono esercitare i consumatori a favore di prodotti sostenibili e di origine locale. Nella nostra regione tutto questo avviene, almeno in parte, con specifiche politiche rivolte allo sviluppo della filiera corta, e dunque della vendita diretta. I farmer’s market rappresentano infatti i luoghi dove, attraverso l’incontro diretto tra produttori e consumatori, possono crearsi quelle condizioni di fiducia capaci di difendere il sistema produttivo dalla grande azione di compressione dei prezzi della concorrenza internazionale.

Il nuovo Piano di Sviluppo Rurale del Lazio approvato dalla Commissione Europea dedica una crescente attenzione alle tecniche di produzione a basso impatto ambientale. Fra quelle previste, quali misure e modalità di attuazione sono a suo giudizio particolarmente innovative.

Il Piano di Sviluppo Rurale del Lazio prevede due grandi campi di applicazione per ciò che concerne l’interazione tra agricoltura e ambiente: il primo riguarda le misure a superficie orientate a premiare particolari tecniche agronomiche, il secondo riguarda le misure strutturali le quali, basandosi su un sistema di attribuzione di un punteggio, riconoscono una condizione di preferenza ai progetti candidati che hanno al loro interno misure amiche dell’ambiente.
Si tratta di un campo di attività molto vasto che riguarda la gestione delle risorse idriche, come l’accumulo e il risparmio d’acqua, l’autoproduzione di energia, tutto il campo della conservazione della biodiversità, delle varietà vegetali e delle razze animali, e infine tutte quelle attenzioni agronomiche che riguardano la fertilità del terreno, con particolare attenzione alla conservazione della sostanza organica. In altre parole, potrei affermare che ci sono tante opportunità aperte e che c’è molta libertà nel proporre le soluzioni più diverse. L’importante è che l’utilità delle soluzioni possa essere dimostrata in modo oggettivo e scientificamente supportata.

Tra aprile e maggio 2015 la Regione ha pubblicato l’aggiornamento delle Norme tecniche di difesa integrata e controllo delle erbe infestanti e il Disciplinare di produzione integrata. Quali sono le azioni intraprese per promuovere sul campo la difesa integrata delle colture, salvaguardare la salute di operatori e consumatori e contenere al minimo i rischi per l’ambiente?

Alla triplice domanda una risposta univoca: la Regione sta dando applicazione alle misure emanate dalla Direttiva UE 127/2009, recepite con D.Lgs 150/2012 e rese operative con il Piano di Azione Nazionale (PAN) di cui al DM 22/01/2014 sull’iuso sostenibile dei prodotti fitosanitari. Il tutto va a integrare le normative di armonizzazione emanate sulle procedure di registrazione, classificazione e messa in commercio dei prodotti fitosanitari che hanno visto la messa al bando e l’esclusione dal commercio di oltre 200 principi attivi ritenuti pericolosi per la salute umana (operatori e consumatori) e l’ambiente.

Quali azioni prevede il Piano di Azione Nazionale?

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Un tecnico nel comprensorio olivicolo di Canino (Viterbo) verifica la presenza di mosche dell’oliva nelle trappole Credit ©FAO/Giulio Napolitano
Il PAN prevede nove azioni, di cui tre sono appannaggio della Direzione Agricoltura e le altre di competenza delle Direzioni Ambiente e Salute. La prima azione relativa al settore agricolo riguarda il rilascio dell’abilitazione all’acquisto e utilizzo dei prodotti fitosanitari, previa formazione obbligatoria per gli operatori,  mirata non solo a far acquisire le norme comportamentali per un corretto uso dei prodotti fitosanitari, ma anche per la scelta di quelli che, a parità di efficacia, risultano  meno tossici per l’uomo e gli animali e meno “impattanti” per l’ambiente.
Una seconda linea di azione è favorire un sistema obbligatorio di controlli funzionali e di regolazione (taratura) delle macchine irroratrici per la distribuzione dei prodotti fitosanitari in campo, seguendo la logica che le macchine mantenute in efficienza evitano dispersioni e consentono di distribuire i prodotti fitosanitari in modo più efficace e a dosi ridotte, con vantaggi per l’ambiente e un ritorno economico per l’operatore.
Un terzo fronte riguarda il promuovere l’applicazione della difesa integrata sul territorio regionale; gli operatori formati, dotati di macchine efficienti, necessitano di supporti tecnico scientifici per apprendere se, come e quando intervenire contro talune avversità, se sussistono metodiche di intervento alternative all’uso di prodotti fitosanitari ecc.

Su questo fronte che cosa è stato fatto?

Dal novembre 2014 la Giunta Regionale ha istituito il sistema di formazione per gli utilizzatori di prodotti fitosanitari, affidando il ruolo formativo a enti di formazione accreditati e riservandosi quello di valutazione finale per il rilascio delle relative abilitazioni. Il mese successivo sono state introdotte procedure per autorizzare centri di prova abilitati a eseguire i controlli funzionali e di regolazione (taratura) delle macchine irroratrici, con rilascio di un particolare “bollino” adesivo da applicare alla macchina stessa.
Le Norme tecniche di difesa integrata e controllo delle erbe infestanti concertate a livello nazionale da un comitato sulla Difesa Integrata, aggiornate due volte l’anno, al momento sono applicate dalle aziende agricole aderenti alle Organizzazioni di Produttori nei principali comparti agricoli quali gli olivicoltori, frutticoltori (Kiwi e nocciola) e produttori orticoli. Le Organizzazioni di Produttori sono dotate di propri tecnici che in campo acquisiscono dati inerenti lo sviluppo fenologico delle colture, l’andamento meteorologico e il progredire delle principali avversità delle colture; sulla base di queste osservazioni, i tecnici formulano e propongono alle aziende aderenti le strategie di Difesa integrata su se, come e quando intervenire, anche e soprattutto con metodiche di intervento alternative all’uso di prodotti fitosanitari ecc.
In collaborazione con le primarie Organizzazioni di Produttori operanti nel Lazio e con ARSIAL, si sta predisponendo un modello operativo analogo, per far sì che il flusso di informazioni necessario all’adozione delle strategie di difesa integrata sia da supporto a tutti gli operatori agricoli, non più col criterio delle aziende aderenti alle organizzazioni. L’approccio è piuttosto quello territoriale, di mettere a disposizione degli operatori in aree omogenee e per le principali colture, bollettini periodici di avvertimento, segnalazioni sulle più importanti avversità, metodi di intervento ecc. Il sistema di trasmissione primario è rappresentato dalla rete e quindi realizzabile tramite un portale dedicato. Non si escludono altre forme di comunicazione e avvertimento, tipo SMS, WhatsApp, Web, ecc.

La sostenibilità in agricoltura passa anche attraverso una adeguata conservazione della biodiversità. Basti pensare alla fertilità dei suoli favorita da una fauna ipogea in buona salute e i diversi insetti di utilità economica in agricoltura, prime fra tutti le api. Il focus di questo numero della rivista ENEA sugli insetti, visti non solo come causa di danni, ma anche come grande opportunità, nasce da questa consapevolezza. Nel Lazio sono previste misure per la conservazione di questo tipo di biodiversità?

Il campo di applicazione della biodiversità animale, per quanto riguarda l’entomofauna e la microfauna del terreno, è molto vasto e complesso. Io credo che la principale azione prevista dal Piano di Sviluppo Rurale non sia tanto di tipo tecnico, bensì di tipo formativo a favore degli imprenditori agricoli. La misura 1 del Piano di Sviluppo Rurale è orientata proprio allo sviluppo della formazione professionale.
Oggi il tema della sostenibilità non è più legato solamente alla buona conservazione dell’ambiente, ma anche a un’analisi economica attenta che consente, se gestita bene, grandi risparmi in termini economici. L’esempio dell’utilità delle api come fattore di impollinazione del sistema ortofrutticolo è solo un esempio tra i tanti. Parallelamente a questo, possiamo considerare la grande importanza degli insetti competitori per la lotta biologica che la nostra regione ha già ampiamente usato, per esempio per contrastare il Cinipide del castagno. Altri esempi di successo si possono trovare anche in altri settori dell’arboricoltura, quali la lotta alla Ceratitis capitata, la mosca della frutta, e al Dacus oleae, la mosca dell’olivo. Quindi il tema della sostenibilità è molto ampio e ha come condizione necessaria per il raggiungimento dei risultati attesi un grande cambiamento culturale da parte degli imprenditori. Per questo, piuttosto che puntare su un generico aggiornamento tecnico, credo sia più efficace trasmettere alle imprese dei modelli vincenti, economicamente convenienti e facili da utilizzare.  
Seguire esempi già visibili all’interno della nostra regione può garantire dei risultati veramente eclatanti in tempi rapidi. Basti pensare ai progetti pilota di lotta guidata alla mosca della frutta che sono stati realizzati con il Consiglio per la Ricerca in Agricoltura (CREA) e l’analisi dell’economia nella zona Prenestina negli ultimi due anni, che hanno prodotto un effetto di rapidissima sensibilizzazione delle imprese, con budget veramente molto contenuti. Il Piano di Sviluppo Rurale, dunque, è una nuova palestra di attività che deve riunire insieme formazione, assistenza tecnica e aiuti agli investimenti per migliorare la sostenibilità.

E rispetto a specie potenzialmente molto dannose che minacciano colture rilevanti per l’economia della regione – basti pensare al Punteruolo rosso – come vi state muovendo?

La Regione Lazio opera in applicazione della “Convenzione internazionale per la protezione delle piante”, delle normative europee e secondo le indicazioni del Servizio Fitosanitario Centrale presso il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali. Questa attività si esplica attraverso la vigilanza e la difesa dello stato fitosanitario dei vegetali alle frontiere, attraverso la certificazione delle merci in import-export; sul territorio, attraverso il monitoraggio e il controllo sulle aziende agricole e vivaistiche; sul verde pubblico e privato e in generale ovunque siano presenti piante; attraverso l’imposizione di misure fitosanitarie di trattamento, sequestro, distruzione di vegetali infetti, sanzioni ecc.
L’obiettivo di queste attività è di impedire o contrastare la diffusione di parassiti delle piante da quarantena in ambito comunitario, in modo da prevenire danni alle colture agricole e al verde pubblico e privato. Le attività sono commisurate alla pericolosità dei diversi parassiti e al rischio fitosanitario, tenuto conto della rilevanza economica per le varie aree di produzione: attualmente particolare attenzione è rivolta al monitoraggio della presenza di Xylella fastidiosa, malattia dannosa per l’olivo, e non solo. L’approccio per contrastare la diffusione dei parassiti è il seguente: all’organismo nocivo da quarantena deve essere impedita l’introduzione attraverso le frontiere o il commercio di materiale vivaistico; se questa dovesse comunque avvenire per naturale diffusione o trasporto accidentale, le misure primarie sono di eradicazione anche attraverso la distruzione delle piante e, se quest’ultima non dovesse essere praticabile, si adottano azioni per contenere la diffusione verso altre aree indenni del territorio italiano o dell’Unione. Tutto questo è basato su studi e rilievi fatti in seno al comitato scientifico UE, organi di consulenza della commissione (European Food Safety Authority - EFSA), organismi intergovernativi (European and Mediterranean Plant Protection Organization - EPPO) e in collaborazione con gli istituti di ricerca presenti nella Regione. Per dare un’idea della mole di lavoro su questo fronte, nel 2015 sono stati realizzati circa 6000 controlli fitosanitari, sono state rilasciate un centinaio di autorizzazioni all’attività vivaistica, sono state imposte circa sessanta misure fitosanitarie.

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