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Ecco perchè la BEI investirà nella ricerca sulla fusione

Ecco perchè la BEI investirà nella ricerca sulla fusione

di Dario Scannapieco, Vicepresidente della Banca Europea per gli Investimenti (BEI)

DOI 10.12910/EAI2019-004

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Se la Banca Europea per gli Investimenti ha deciso di finanziare la ricerca sulla fusione attraverso l’iniziativa DTT, è perché si tratta di un progetto-bandiera, che unisce ambiente e innovazione, con ricadute strategiche per la lotta al cambiamento climatico e la produzione di energia  pulita. Siamo convinti che in questi campi occorre fare di più per guardare al futuro del Pianeta con speranza e ottimismo, concentrandosi responsabilmente sul lungo periodo, senza l’ansia del brevissimo termine che troppo spesso condiziona le scelte sull’allocazione delle risorse finanziarie

Il clima è una priorità globale. Anche nel discorso programmatico dello scorso luglio del nuovo Presidente della Commissione Europea, Ursula Von Der Leyen, le tematiche climatiche hanno avuto una rilevanza cruciale.  Gli ambiziosi obiettivi europei, basati sul concetto di responsabilità intergenerazionale – dei quali, da cittadini del vecchio continente dovremmo essere più orgogliosi – richiedono massicci investimenti su più fronti: efficienza energetica, rinnovabili, utilizzo “smart” delle risorse e del territorio, e innovazione, specialmente in relazione a nuove fonti e ad un utilizzo efficiente di quelle già esistenti.

La fusione è un processo che richiede combustibile presente in natura in quantità sostanzialmente illimitata, non emette anidride carbonica, non produce scorie nucleari, ed è sicuro: i futuri impianti non genereranno reazioni a catena e i relativi impianti di produzione – il reattore nucleare – si potranno facilmente spegnere in caso di incidente o perdita di controllo.
Oggi, la produzione di energia attraverso un processo basato sul mutamento dell’atomo non è materia da alchimisti medioevali, la moderna pietra filosofale per antonomasia, ma un obbiettivo serio e concreto su cui anche le istituzioni europee sono impegnate con tutte le loro forze.

Per questo la Banca Europea per gli Investimenti (BEI) ha investito sul progetto dell’ENEA. Tale progetto è infatti una tappa fondamentale della Eurofusion Roadmap promossa dall’Unione europea nel 2014 e che ha l’obiettivo di produrre su larga scala energia da fusione nucleare entro il 2050. È un esempio di quello che nel gergo tecnico si chiama “attività di blending” (combinazione di più fonti) per il reperimento delle risorse necessarie per finanziare un progetto. La Commissione dell’Unione europea interviene con le risorse del programma Horizon 2020, mentre la BEI, che è la banca della UE, con un prestito diretto grazie al sostegno dell’Investment plan for Europe (o Piano Juncker).

Per questo rappresenta un progetto bandiera all’interno di tutta l’Unione europea: per la finalità, cioè energia nucleare pulita entro 30 anni; per le modalità di finanziamento; per le caratteristiche del progetto che sarà realizzato da ENEA e che produrrà ricadute positive sull’indotto; per il fatto che sarà un progetto europeo non solo dal lato finanziario, ma anche per la ricerca, con il coinvolgimento di una pluralità di centri di eccellenza di tutta la UE.

Sede Bei Lussemburgo
La sede della Banca Europea per gli Investimenti (BEI) in Lussemburgo

La BEI, una banca-istituzione al servizio di imprese e cittadini

Qualche parola per spiegare che cosa è e che cosa fa la BEI, a un tempo una banca e una istituzione europea. La Banca europea per gli investimenti è il braccio finanziario a medio-lungo termine dell’Unione europea, nato nel 1958 e previsto dai Trattati di Roma istitutivi della UE dell’anno precedente. Azionisti sono gli Stati membri dell’Unione. I quattro principali sono Italia, Francia, Germania e Regno Unito, con il 16,1% ciascuno. La BEI si finanzia sui mercati internazionali dei capitali con l’emissione di obbligazioni ed eroga prestiti a condizioni favorevoli per progetti che sostengono gli obiettivi dell’UE. Circa il 90% dei prestiti viene erogato all’interno dell’UE. Il denaro non proviene dal bilancio della UE.

Nel 2018 la BEI ha firmato nuove operazioni di finanziamento per circa 64 miliardi di euro a favore di investimenti per progetti in Europa (circa il 90% del totale) e nel mondo. Il valore degli investimenti sostenuti è stato di 230 miliardi.

L’Italia è storicamente il principale Paese beneficiario della finanza BEI, con quasi 200 miliardi di prestiti dal 1958. Nel 2018 in Italia sono state perfezionate 91 operazioni per 8,5 miliardi di nuova finanza, pari allo 0,5% del PIL. Il valore complessivo degli investimenti sostenuti è stato di 27,1 miliardi, pari all’1,6% del PIL (la BEI finanzia mediamente un terzo del costo dei progetti). Nel corso dell’anno sono state sostenute 77.500 PMI e 897.000 posti di lavoro. Oltre al settore delle PMI, tutti i comparti dell’economia hanno ottenuto finanziamenti, dalle infrastrutture all’energia, dall’innovazione all’ambiente. Nel decennio 2008-2018 i finanziamenti in Italia sono stati 108 miliardi, per 300 miliardi di investimenti sostenuti.


La scommessa dell’Europa sul progetto dell’ENEA

In fase di studio e valutazione da parte della BEI, lo confesso, i dettagli del progetto mi hanno appassionato. Il Divertor Tokamak Test facility (DTT) che verrà sviluppato da oggi al 2026 presso il centro di ricerche ENEA di Frascati  avrà una vita utile di almeno 25 anni e per rispettare le scadenze previste dalla Eurofusion Roadmap è indispensabile che i lavori vengano avviati al più presto. Una volta realizzato, il DTT sarà un cilindro ipertecnologico alto 10 metri con raggio cinque, una sorta di superlaboratorio, dove ricerca e sperimentazione avranno lo scopo di testare diverse configurazioni di quello che in linguaggio tecnico (ho appreso) si chiama “divertore”. Si tratta di una delle componenti più critiche del reattore: il suo ‘compito’, infatti, è quello di riuscire a smaltire  l’enorme quantità di calore (150 milioni di gradi centigradi) generata dal processo di fusione per estrarre energia termica che sarà trasformata in vapore che a sua volta alimenterà la turbina per generare energia elettrica.

Mi sono soffermato su questa descrizione non perché voglia sostituirmi agli scienziati, ma perché questo è il lavoro che facciamo alla BEI. Una banca ‘anomala’, dove un dipendente su sette è o ingegnere o economista-ingegnere. Studiamo i progetti che intendiamo finanziare in tutti gli aspetti tecnici, perché dobbiamo essere certi della validità dell’investimento nel suo complesso, con valutazioni che riguardano anche gli effetti sull’occupazione e la crescita.

Le risposte a queste valutazioni sono state positive: nel progetto DTT saranno coinvolte 1.500 persone (di cui 500 direttamente); il costo del progetto è di 660 milioni, ma con un effetto leva sull’indotto complessivo di uno a tre. Significa che l’impatto positivo finale sul PIL italiano sarà di quasi due miliardi di euro. Inoltre l’attività di ricerca sul DTT porterà ulteriori importanti benefici per la collettività. In particolare, il progetto contribuirà:

  1. al raggiungimento dell’obiettivo di sostegno dell’Italia alla ricerca scientifica (attualmente pari al 1,33% del PIL a fronte di un target del 1,53%);
  2. a rafforzare l’eccellenza italiana (che vanta una lunga e prestigiosa storia nel settore) ed europea nell’ambito della ricerca scientifica per la fusione nucleare;
  3. a formare nuove generazioni di scienziati e ricercatori scientifici coinvolgendo decine di studenti universitari e PhD nella fase di costruzione del DTT e di successiva attività di ricerca;
  4. consentirà di sviluppare e testare nuove tecnologie e materiali utilizzabili in altri settori industriali non collegati alla fusione nucleare, quali ad esempio, l’industria aerospaziale, la robotica, la superconduttività per la realizzazione di reti di trasmissione elettrica più efficienti e sicure, sistemi evoluti di monitoraggio ecc.

Un impatto quindi non solo finanziario ed economico, ma anche in termini di sviluppo scientifico per il nostro Paese, con importanti riflessi nel mondo accademico e nel tessuto produttivo italiani.

Per quanto riguarda i principali finanziamenti, EUROfusion contribuirà con 60 milioni a valere sui fondi Horizon, il MIUR con 40 milioni, il MISE con 40 milioni, la Regione Lazio con 25 milioni, l’ENEA e i partner con 50 milioni. L’ammontare del prestito della BEI è di 250 milioni di euro. Dai partner internazionali è previsto un investimento di 30 milioni.

 

La garanzia dell’European Fund for Strategic Investments

Un aspetto decisivo, è la circostanza che nel finanziamento al progetto dell’ENEA la BEI è stata affiancata dalla Commissione UE. Il prestito ha infatti, come ho detto, la garanzia del cosiddetto Piano Juncker. Di che cosa si tratta? Il nome completo è Investment Plan for Europe (IPE), Piano di investimenti per l’Europa. Varato dal Consiglio Europeo di dicembre 2014, prevede l’attivazione di 500 miliardi di investimento nella UE entro il 2020, come risposta alla lunga crisi. Si basa sull’EFSI (European Fund for Strategic Investments), un fondo di garanzia cofinanziato da Commissione UE e BEI. Grazie a tale strumento la BEI può effettuare operazioni addizionali e più innovative di prestito e garanzia. Braccio operativo ne è appunto la BEI. Il bilancio è decisamente positivo: sino a luglio 2019 erano state approvate piu’ di 1.100 operazioni in tutta Europa per totali 77 miliardi di prestiti e garanzie che attiveranno investimenti per 424 miliardi, pari al 85% dell’intero Piano. L’Italia e’ tra i principali paesi beneficiari con 167 operazioni, 10,2 miliardi di prestiti e garanzie a sostegno di 66,5 miliardi di investimenti.

edificio

A partire dal 2021 lo strumento EFSI sarà unificato con altri numerosi schemi di garanzia con funzionamento analogo. Il nuovo strumento si chiamerà InvestUE e permetterà di scrivere nuovi capitoli della storia di successo che nasce dalla partnership tra Commissione Europea e BEI.

In sintesi, il progetto ENEA ha due aspetti fondamentali per l’Europa: innovazione e lotta al cambiamento climatico. Sono entrambi campi in cui dobbiamo fare di più se vogliamo guardare al futuro del nostro pianeta con speranza e ottimismo, concentrandoci responsabilmente sul lungo periodo senza l’ansia del brevissimo termine, che troppo spesso condiziona le scelte sull’allocazione delle risorse finanziarie.

Da Italiano impegnato in una istituzione europea sono davvero felice e orgoglioso che questo progetto abbia fatto lavorare insieme due istituzioni prestigiose: l’italiana ENEA e la banca dell’Unione Europea.

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