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«Mettiamo ricerca e innovazione al centro della politica industriale»
 

Confindustria ha sempre sottolineato l’urgenza di porre al centro della politica industriale del Paese la ricerca e l’innovazione, leve prioritarie per lo sviluppo. Dobbiamo rafforzare le filiere tecnologiche italiane per contribuire alla definizione di strategie nazionali di innovazione e promuovere un’efficace collaborazione tra imprese di diverse dimensioni con il sistema pubblico di ricerca

Presidente Boccia, lei ha fatto dell’innovazione e della ricerca una priorità, evidenziando più volte nel corso del suo mandato che «l’innovazione non è un’opzione, ma una scelta obbligata” per la competitività del sistema-paese nel suo complesso. A suo giudizio quali politiche di supporto all’innovazione si sono rivelate più efficaci e che cosa servirebbe ancora?

Ricerca e Innovazione sono le leve prioritarie per lo sviluppo. Confindustria ha sempre sottolineato l’urgenza di porre ricerca e innovazione al centro della politica industriale del Paese ed assicurare una governance integrata che sappia superare le frammentazioni, garantendo la possibilità di realizzare interventi rapidi ed efficaci.

L’azione svolta negli ultimi anni, fortemente sostenuta da Confindustria, ha permesso di colmare questa lacuna e di portare l’Italia, anche grazie alla necessità di far fronte alle richieste europee, a dotarsi di una Strategia nazionale di specializzazione intelligente 2015-2020. La strategia rappresenta un asse fondamentale della politica di sviluppo del Paese ed è coordinata da una cabina di regia nazionale che comprende tutti i Ministeri e la rappresentanza delle Regioni. In questo ambito sono stati sviluppati ad esempio i piani nazionali per la space economy e per Industria 4.0 e sono nati i cluster tecnologici nazionali. Il passaggio attuale richiede innanzitutto responsabilità da parte di tutti i livelli istituzionali e del sistema pubblico e privato per completare la realizzazione di quanto definito assicurando rapida ed efficace attuazione agli interventi di tutte le cinque aree di specializzazione intelligente individuate. Dobbiamo fare presto e cominciare a definire in parallelo la nuova strategia per essere allineati con il prossimo periodo di programmazione 2021- 2027. L’Italia inoltre deve partecipare in modo sempre più attivo alla definizione e all’attuazione dei programmi europei di R&I e di sviluppo industriale.

 

Lei ha più volte sostenuto che “senza finanziamenti non può esistere innovazione”. Un punto cruciale nei processi innovativi è l'accesso a risorse finanziarie adeguate, specie in Italia dove il mercato dei capitali privati sembra stentare ad affermarsi e il finanziamento della ricerca è a livelli minori rispetto ad altre realtà: infatti, sommando ricerca pubblica e privata, il nostro Paese arriva all’1,3% del Pil a fronte dell’obiettivo europeo del 3%.  In che modo e con quali strumenti si può migliorare e coinvolgere gli attori privati nel finanziamento di aziende innovative?

L’obiettivo Paese deve essere creare un sistema di finanza per l’innovazione che riesca a mettere in sinergia diversi strumenti, pubblici e privati, nazionali ed europei. È importante proseguire nella semplificazione e rafforzamento degli strumenti attualmente disponibili assicurando la combinazione di strumenti fiscali strutturali (tra cui il credito d’imposta per la R&I, l’iper e super ammortamento, il patent box, le misure per incentivare gli investimenti per la crescita innovativa delle imprese) con strumenti a bando e negoziali (accordi per l’innovazione, bandi R&I) gestiti in tempi rapidi e che si colleghino al sistema di finanza misto e privato. Una leva ulteriore fondamentale da mobilitare è la domanda pubblica di innovazione.

 

Quali misure e strumenti sarebbero utili per incentivare la collaborazione tra aziende innovative ed Enti Pubblici di Ricerca, alla luce dell’esperienza di Confindustria?

Al di là di quello che si dice, la situazione è molto migliorata in questi anni. Per favorire l’accesso di tutte le imprese, anche PMI, alle competenze e ai risultati presenti nel sistema pubblico di ricerca, collaboriamo costantemente con le università e gli enti pubblici di ricerca per l’attuazione di programmi di ricerca industriale, di sviluppo sperimentale e per la diffusione dell’innovazione. Cito solo due esempi: con il CNR stiamo promuovendo l’attivazione di dottorati industriali e partecipiamo al Knowledge Exchange Program (KEP) promosso da ENEA. Dobbiamo tutti collaborare per razionalizzare il network nazionale in modo da essere ognuno la porta di accesso ad un sistema integrato. In linea con la strategia promossa dalla Commissione Europea per la R&I, stiamo lavorando alla creazione di una Piattaforma di Open Innovation e di Open Science nazionale.

 

L’idea di realizzare hub ‘fisici’, gestiti in partnership pubblico-privata, all’interno dei quali le imprese potranno contaminarsi con il mondo della ricerca e dar vita a veri e propri progetti di investimento, è una possibile soluzione?

È proprio in questa direzione che va la nostra azione a supporto della nascita e sviluppo dei competence center, dei Digital Innovation Hub, delle Fabbriche faro e dei cluster tecnologici nazionali, per favorire la realizzazione di collaborazioni sovra territoriali strutturali e non episodiche, rispondendo all’esigenza di rafforzare le filiere tecnologiche italiane per contribuire alla definizione di strategie nazionali di innovazione e per promuovere un’efficace collaborazione tra imprese di diverse dimensioni con il  sistema pubblico di ricerca. 

Con questo obiettivo Confindustria ha lanciato una grande operazione culturale ancora prima che industriale, Connext, per favorire la creazione di partenariati industriali e di R&I e per partecipare da protagonisti ai programmi di sviluppo europei. Connext è una piattaforma strutturale di collaborazione e un evento nazionale annuale. La prima edizione si è svolta a Milano il 7 e 8 febbraio scorso con oltre 7.000 imprese partecipanti. Un progetto nazionale che ha l’obiettivo di alimentare e facilitare collaborazioni e connessioni tra le imprese per dare visibilità al proprio business, mettersi in rete, trovare nuovi partner, aprirsi ai mercati emergenti.

 

Le PMI hanno un ruolo decisivo nella capacità innovativa del sistema paese. Alla luce della sua esperienza anche come Presidente della ‘Piccola’ di Confindustria, quale ruolo svolgono attualmente e possono svolgere in futuro le associazioni come Confindustria per accompagnare e sostenere la fase di crescita delle PMI più innovative?

L’Italia ha una capacità di innovazione di tutto rilevo che deriva, in larga misura, dal contributo delle PMI e dalla loro propensione a innovare in maniera trasversale ed integrata. Sostenere le PMI, di tutti i settori, significa contribuire a rilanciare la competitività del Paese, orientando la politica industriale verso una produzione a più alto tasso di innovazione. Il fenomeno delle startup e delle PMI innovative richiede un “rimodellamento” degli schemi di policy making anche sul fronte della politica industriale: a livello internazionale si registra una transizione da modelli basati sul sostegno diretto all’impresa a politiche tese alla costruzione di ecosistemi imprenditoriali favorevoli e coesi.

Come abbiamo fatto con Connext, intendiamo intensificare la nostra azione per mobilitare il sistema delle imprese già operative che possono fungere da partner prioritari.

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