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Un credito etico per l’economia circolare

Un credito etico per l’economia circolare

Intervista ad Anna Fasano, Presidente di Banca Etica

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Nel gennaio scorso The Banker, prestigiosa rivista del mondo bancario edita dal Financial Times ha dedicato la copertina all’economia circolare, un tema che sta coinvolgendo sempre più gli istituti bancari e le banche centrali. Pochi mesi fa CDP, BEI e ad altri quattro istituti nazionali europei, hanno lanciato un'Iniziativa Congiunta che prevede 10 miliardi di investimenti in cinque anni per l'economia circolare. Ma che cosa significa oggi per una banca la transizione verso questo modello dal punto di vista operativo e progettuale? Lo abbiamo chiesto ad Anna Fasano, presidente di Banca Etica, l’Istituto che ha posto l'ambiente e la sostenibilità al centro delle sue attività

L’economia circolare è ormai una tematica di stretta attualità, che coinvolge settori sempre più ampi del mondo produttivo, delle istituzioni e, di recente, anche nel mondo bancario. The Banker, prestigiosa rivista edita dal Financial Times Group, le ha dedicato la prima copertina del 2019, diverse banche centrali fra cui Bankitalia, stanno prendendo posizione e, di recente, la BEI con CDP e altri quattro istituti nazionali europei hanno lanciato l’Iniziativa congiunta per l’economia circolare con 10 miliardi di investimenti nei prossimi cinque anni.

Dott.ssa Fasano, che cosa significa oggi per un’istituzione bancaria la transizione verso questo modello dal punto di vista operativo e progettuale?

Significa orientare sempre di più la nostra attività creditizia al sostegno di progetti capaci di innovare processi e prodotti nell’ottica dell’economia circolare, valorizzando soprattutto quelle esperienze capaci di creare nuova occupazione e inclusione di soggetti fragili, coerentemente con la filosofia che ha sempre caratterizzato l’attività di Banca Etica sui temi ambientali. A partire dalla sua nascita, l’8 marzo 1999, Banca Etica ha infatti posto la sostenibilità ambientale tra i temi portanti della propria politica del credito, nella quale si riconoscono settori d’impiego quali: efficienza energetica ed energie rinnovabili; eco-compatibilità delle produzioni e riciclo; produzione e commercializzazione di prodotti biologici. Sulla base di questo orientamento, i nostri prestiti si rivolgono a iniziative capaci di realizzare impatti ambientali positivi, selezionati attraverso la valutazione d’impatto, la quale affianca la normale valutazione di sostenibilità economica per tutte le nostre analisi di merito del credito realizzate sulle proposte che ci giungono da imprese ed organizzazioni. Nell’ambito dei prestiti alle persone fisiche, invece, la politica di Banca Etica mira a favorire (anche con effettive agevolazioni) l’acquisto e la ristrutturazione delle case in ottica eco-compatibile, così come i prestiti personali rivolti ad acquisti ad alta efficienza energetica.

Quanti soci avete attualmente?

Forte di questo approccio, la Banca è cresciuta sia nel numero di soci (oltre 42.000 nel 2018) che sul piano patrimoniale (circa 70 milioni), così come nel numero di clienti (oltre 61.000). Come Gruppo Banca Etica, attraverso Etica SGR, proponiamo inoltre fondi comuni d’investimento che investono esclusivamente in imprese selezionate con criteri di governance responsabile e valutazione di impatti sociali e ambientali positivi. Questa scelta di investimento responsabile riscontra interesse sempre maggiore sul mercato (visti anche i rendimenti) e sono già oltre 200.000 i clienti che investono nei nostri fondi, per un totale del patrimonio gestito pari a 3,5 miliardi di euro.

La proposta di un’offerta completa di finanza etica, tra strumenti di risparmio e investimento, permette al risparmiatore di agire concretamente a favore di un nuovo modello economico, inclusivo ed eco-compatibile, influenzando così le scelte delle aziende e spingendole a scelte concrete e misurabili sul piano della sostenibilità e della responsabilità sociale. Il tema dell’economia circolare si inserisce perfettamente in questo contesto e, come realtà di finanza etica, miriamo a utilizzare la leva finanziaria per promuoverlo, consapevoli dell’importanza cruciale di orientare l’uso del denaro a soluzioni che migliorino la qualità della vita delle persone e dell’ambiente.

Fra i vostri settori di investimento vi sono efficienza energetica, fonti rinnovabili, l’ambiente con la gestione dei rifiuti, riciclaggio delle materie prime, produzioni eco-compatibili; avete già esempi concreti di finanziamenti di Banca Etica  in questa direzione?

Tra le “Storie di realtà finanziate” (visibili sul blog del sito istituzionale) si possono riscontrare diversi esempi virtuosi. Sul piano della gestione eco-compatibile dei rifiuti, ad esempio, possiamo citare il nostro sostegno finanziario alla utility “Contarina”, società a completa partecipazione pubblica la quale gestisce i rifiuti nei 50 Comuni aderenti al Consiglio di Bacino Priula. Dopo l’avvio di primi rapporti commerciali, la Banca ha concesso un mutuo chirografario di 4.500.000 euro per la realizzazione di un nuovo impianto che gestisce e intercetta la matrice riciclabile del rifiuto conferito.

Nell’ambito delle fonti rinnovabili, Banca Etica è stata tra i primi istituti a promuovere l’installazione di impianti fotovoltaici, favorita dal meccanismo del “conto energia” allora vigente. Nel 2012 abbiamo concesso un fido di 300.000 euro alla Cooperativa di Comunità di Melpignano per un innovativo progetto di rete diffusa di impianti fotovoltaici sugli edifici pubblici e privati del territorio comunale, grazie al quale i cittadini-soci della cooperativa sono divenuti proprietari collettivi degli impianti, i cui relativi contributi GSE sono stati destinati alla Cooperativa (partecipata e promossa dal Comune) per iniziativa a favore del benessere del territorio.

Più recentemente, la banca ha puntato su progetti di efficientamento energetico anche per avviare il proprio impegno sull’innovativo comparto dell’equity crowdfunding. Nel 2018, infatti, la Banca ha promosso la raccolta di capitali di rischio realizzata dalla start-up innovativa “Verde 21” sul portale autorizzato Stars-up, sul quale è stato proposto il progetto Dynamo, dispositivo di produzione e conservazione di energia elettrica e termica  tramite fonti rinnovabili. Banca Etica ha operato anche in qualità di investitore professionale, sottoscrivendo il 5% del budget previsto.

E con riferimento specifico all’economia circolare? Quali possibili opportunità può aprire questo settore? 

L’economia circolare è un fattore di grande potenziale, capace di migliorare i processi delle aziende e perfino di contribuire alla loro rigenerazione, come dimostra il workers buy-out “Fail”, storica fabbrica di infissi di Perugia che, a seguito della chiusura delle attività, è stata riavviata dai lavoratori anche grazie al contributo di Banca Etica, unica Banca disposta a concedere alla neonata cooperativa di lavoratori un fido auto-liquidante di 100.000 euro necessario alla ripresa delle attività. La cooperativa (anche grazie a partner accademici) ha puntato sulla ricerca industriale ed ha depositato due brevetti sul recupero energetico legati al vetro sottovuoto. La cooperativa inoltre recupera gli scarti della lavorazione realizzando una sorta di pellet con il quale si riscalda l’intera fabbrica.

L’economia circolare può rappresentare un fattore determinante anche per l’inclusione lavorativa e sociale, come dimostrano i nostri soci-clienti della “Cooperativa Sociale insieme”, specializzata nelle lavorazioni e commercializzazioni di prodotti resi disponibili da pratiche di riuso e riciclo.

Secondo diversi esperti al di là di alcune esperienze positive ma isolate come ad esempio il Circular economy lab fondato da Italia Intesa Sanpaolo con Fondazione Cariplo e Ellen MacArthur Foundation, ad oggi nel mondo italiano delle banche non vi è ancora la piena consapevolezza della strategicità e delle opportunità e delle sfide dell’economia circolare.  Concorda con questa analisi?  O le cose stanno diversamente? 

Le banche potranno contribuire alla promozione dell’economia circolare solo se avranno la capacità di stringere partenariati e portarli su progetti concreti. Il Gruppo Banca Etica è partner di “Fra Sole”, progetto di sostenibilità del Sacro Convento di Assisi che verrà realizzato attraverso una serie di interventi che avranno lo scopo di rendere sempre più sostenibili approvvigionamenti, consumi e scelte gestionali, coinvolgendo i milioni di pellegrini che ogni anno visitano la Tomba di San Francesco. Il progetto prevede l’attivazione di un’ampia rete di partner: da ARPA Umbria alla società di consulenza Sisifo; da Novamont, realtà specializzata nelle produzioni di bioeconomia, a ERG, storico player del mercato “oil” trasformatosi in player delle fonti rinnovabili; da Ecozema, fornitore di stoviglie compostabili, al sito di informazione “Valori.it”. Come Gruppo (Banca Etica ed Etica SGR), accompagneremo il percorso con servizi finanziari dedicati e consulenza per una gestione delle risorse finanziarie eticamente orientata. L’iniziativa è stata censita tra le buone prassi della Piattaforma Europea degli Stakeholder impegnati sul fronte dell’economia circolare.

Il primo Rapporto sull’economia Circolare in Italia colloca il nostro Paese in pole position in Europa per le performance in tema di economia circolare, ma evidenzia anche il rischio di un rallentamento. A suo giudizio quali potrebbero essere le criticità più rilevanti per una banca? E i punti di forza?

Quello dell’economia circolare rappresenta un comparto relativamente nuovo per il settore del credito, il quale deve affrontare la sfida di integrare un tema complesso e in evoluzione nei rigidi meccanismi di valutazione di merito del credito. Occorre saper leggere e valutare le opportunità dei progetti di economia circolare, attraverso una scelta strategica di ciascuna banca, che deve tradursi in politiche del credito favorite da adeguata formazione degli “addetti fidi” e partnership solide con realtà competenti. Queste partnership sono utili soprattutto se aiutano a identificare iniziative ad alto valore aggiunto. Come Banca Etica, ad esempio, promuoviamo da due anni il concorso “Storie di Economia Circolare”, promosso assieme all’Atlante dell’Economia Circolare, iniziativa impegnata a mappare le realtà più avanzate del nostro Paese su questo comparto. Affrontando queste criticità, si potranno meglio comprendere i punti di forza di una scelta di “finanza per l’economia circolare”, scelta che può portare alla banca riduzioni del rischio di credito e profittabilità nel lungo termine.

Più in generale, che cosa è necessario per far realmente decollare l’economia circolare nel nostro Paese?

Dal punto di vista finanziario, occorre superare definitivamente la logica dello “short termism”, ossia della ricerca di alti profitti nel breve termine. Occorrono “capitali pazienti”, investiti con una visione di lungo termine in progetti capaci di riconoscere l’evidente connessione tra sfide ambientali e sfide sociali. I risparmiatori, fortunatamente, sono sempre più consapevoli di questa connessione e sempre più interessati a investire i propri risparmi in progetti ad impatto sociale e ambientale, tenuto conto anche della maggior resilienza di questi investimenti alle crisi finanziarie e alla stagnazione economica. Sarebbe importante anche un segnale concreto dalle istituzioni, le quali potrebbero ad esempio considerare l’opportunità di costruire un meccanismo fiscale che renda meno convenienti le operazioni finanziarie speculative (derivati, scambi ad alta frequenza).

Il gettito così acquisito potrebbe essere destinato a investimenti a impatto sociale e ambientale. Sicuramente queste misure fiscali dovrebbero essere promosse di concerto tra gli Stati membri dell’UE, ma sarebbe bello se proprio l’Italia si ponesse alla testa di questo percorso, rivedendo lo schema nazionale di tassazione sulle transazioni finanziarie che, ad oggi, esclude le operazioni ad alta frequenza che avvengono in un arco di tempo inferiore al mezzo secondo (la BCE indica 5 minuti) e applica un’aliquota sui derivati di appena 0,0015%. 

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